Avevo 15 anni, ero a scuola e, durante l’interrogazione di inglese, il mio professore (molto religioso) non so a proposito di cosa mi chiese: “tu, quindi, pensi che gli umani siano uguali agli animali?”, io risposi “si, certo”. Lui mi disse che non sapevo cosa stessi dicendo e mi mandò a posto, irritato.

Pur non ricordando bene l’oggetto della discussione, ricordo che non riuscivo a capire cosa avessi detto di male. Crescendo ho scoperto come, a causa della società nella quale viviamo, abbiamo finito per credere di essere speciali e di avere poco a che fare con gli altri animali che, invece, sono nostri cugini carnali.

Frans De Waal ha deciso di dedicare la propria vita allo studio degli animali, si è posto come obiettivo quello di dimostrare che noi umani altro non siamo che animali un po’ più egocentrici.

Il libro di De Waal si intitola L’ultimo abbraccio, edito Raffaello Cortina. È un titolo che sa di storia d’amore e di affetti profondi e, in effetti, è proprio di questo che parla. Il libro inizia raccontando dell’amicizia tra il biologo Jan van Hoof e uno scimpanzè femmina dal nome Mama.

Quando lei, anziana, si ammalò, Jan van Hoof andò a trovarla, lei gli sorrise e lo abbracciò. Quello è stato il loro ultimo abbraccio. Sarebbe una storia come tante altre, se non raccontasse della profonda amicizia tra uno scimpanzè e un umano.

Anche De Waal racconta di aver avuto un rapporto altrettanto intenso con lo scimpanzè Kuif. Spiega che erano diventati grandi amici dopo che lui l’aveva aiutata a salvare la figlia che lei non riusciva ad allattare. D’allora, racconta l’autore, lui è diventato uno di famiglia e sono rimasti profondamente legati.

“Sarà un pazzo” verrebbe da dirsi, ma De Waal è un importante ricercatore e tutti i suoi studi lo portano alla medesima conclusione: noi umani non siamo così speciali come vogliamo credere.

Per esempio, gli scimpanzè sembrerebbero avere lo stesso numero di muscoli facciali degli esseri umani, dimostrandosi quindi in grado di compiere la stessa quantità di espressioni. Le espressioni facciali sono un dato oggettivo che ci permette di ipotizzare che gli animali possano provare le nostre stesse emozioni.

Quelli che hanno meno muscoli facciali, d’altro canto, molto spesso riescono comunque a manifestare le nostre stesse emozioni ma in modi diversi. I delfini, per esempio, usano i suoni.

Gli animali, proprio come noi (forse più di noi?) sanno essere grati. Pensate anche semplicemente ai vostri cani o gatti da compagnia. Loro sanno, inoltre, riconciliarsi. Gli scimpanzè si abbracciano e si baciano dopo un litigio, i bonobo fanno sesso, gli elefanti si toccano con le proboscidi. E noi umani? Chiediamo scusa e andiamo a prenderci un drink.

Quando si innamorano, proprio come noi, rilasciano una maggiore quantità di ormoni di ossitocina. Se muore un componente del gruppo, mostrano dispiacere. Gli scimpanzè, per esempio, smettono di mangiare e si zittiscono.

Si è notato che i livelli di stress nei babuini restano elevati per settimane, dopo la morte di un componente. Un caso famoso fu quello di Tahlequah, un’orca che tenne a galla per giorni il corpo della figlia morta dopo la nascita.

Gli scimpanzè si abbracciano per consolarsi se uno scontro finisce male. I cavalli sono molto bravi a esprimersi con gli occhi e sembrano essere anche molto empatici.

De Waal, in questo libro, fa una cosa a cui non siamo abituati: si focalizza sulle somiglianze tra uomini e animali. L’autore riesce a creare empatia tra il lettore e gli animali e improvvisamente gli animali smettono di rappresentare un outgroup e iniziano a diventare parte dell’ingroup, un ingroup costituito dagli esseri viventi.

Leggendo il libro, infatti, è difficile non notare le somiglianze che ci sono tra noi e le altre specie.

I più restii proveranno ad appellarsi al concetto di anima, valorizzando il fatto che noi esseri umani siamo gli unici a possederla oppure si appelleranno a nozioni religiose quali la vita nell’al di là. Tuttavia i concetti di anima, spiritualità e umanesimo appaiono essere ancora sprovvisti di fondatezza scientifica.

Anche il dualismo mente-corpo appare una distinzione astratta che ha poche implicazioni pratiche. Le nostre emozioni, i nostri pensieri, i nostri sentimenti sono tangibili solo attraverso il comportamento e quindi per mezzo del corpo.

Di conseguenza, definiamo “amici” due persone che si dimostrano gentili tra di loro e che scelgono di trascorrere molto tempo insieme, ipotizziamo che quei due provino affetto l’uno per l’altro e che si rispettino ma, in realtà, l’unica prova che abbiamo per formulare queste ipotesi è l’osservazione dei loro comportamenti.

In quest’ottica, perché siamo così restii a definire amici due animali che, all’interno del branco, sono particolarmente uniti, si scambiano gesti di affetto e condividono il cibo? Perché abbiamo così tanta difficoltà ad attribuire loro la capacità di provare le stesse emozioni e gli stessi sentimenti che proverebbe un essere umano nelle stesse circostanze?

Uno dei limiti che si incontra studiando gli animali consiste proprio nel conoscere i loro sentimenti. Scientificamente è possibile osservare le loro emozioni e i loro comportamenti, ma non i loro sentimenti.

D’altra parte, abbiamo la stessa difficoltà anche con gli esseri umani e, anche in un contesto sperimentale, i sentimenti che provano le persone restano sconosciuti allo sperimentatore. Ecco un’altra inaspettata somiglianza.

Sicuramente possiamo ancora migliorare la qualità delle nostre osservazioni, ma i risultati raccolti finora appaiono promettenti. La resistenza più difficile da ammorbidire sarà la percezione di sentirci più diversi che simili dagli altri animali.

Immaginate che tipo di conseguenze potrebbero innescarsi se dovessimo diventare amici dei nostri cugini esseri viventi. Buona lettura!

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Simona Casale
Sono una studentessa di 21 anni. Attualmente vivo a Padova e sono iscritta alla magistrale di psicologia clinica. Sono originaria di un paesino del Sud Italia, in Campania; mi sono trasferita a Roma per l'università e lì mi sono laureata in Scienze e tecniche psicologiche, con il massimo dei voti. Ho trascorso sei mesi in Erasmus a Parigi, in Francia. Sono tremendamente incuriosita dall'altro, chiunque esso sia. Ho fatto volontariato in passato e spero di riuscire a ricominciarlo al più presto. Oltre alla psicologia ho un'altra passione che coltivo da sempre: la scrittura. Ho vinto un premio di scrittura creativa e ho scritto qualche articolo per un giornale. Grazie a Cultura Emotiva posso provare a conciliare questi miei interessi. Contatti: simo.casale@hotmail.it

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