Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori, e la strada.

F. Kafka

Da sempre l’uomo si è interrogato sul vero significato di quel sentimento che chiamiamo amore. Con il tempo, e il susseguirsi delle diverse epoche storiche, il significato stesso del termine è però cambiato, si è trasformato. 

Un tempo vi era “poco spazio per le scelte del singolo e la ricerca della propria identità”, vi erano pochi desideri riguardo la propria realizzazione personale.

Il matrimonio rappresentava nella maggior parte dei casi un’unione tra due famiglie che potevano così acquisire sicurezza economica, forza lavoro, eredi, e, per i più benestanti, poteva essere l’occasione per ampliare il proprio patrimonio e prestigio.

Oggi è diverso. Oggi l’amore avviene il più delle volte per una scelta individuale. Sono due persone che, in completa autonomia, si scelgono. Al tempo stesso, sono due persone che, in completa autonomia possono decidere di continuare a stare insieme, separarsi o divorziare.

Galimberti accenna a questo nel suo testo “Le cose dell’amore” (Galimberti U., 2004).

Secondo l’autore, infatti, “nell’età della tecnica l’amore ha cambiato radicalmente forma”, è diventato al tempo stesso indispensabile e impossibile, per due tipidi ragione diversi:

Da un lato, infatti, l’amore sembra esser diventato “l’unico spazio in cui l’individuo può esprimere davvero sé stesso, al di fuori dei ruoli che è costretto ad assumere in una società tecnicamente organizzata”.

Dall’altro lato, questo stesso spazio è diventato il luogo della radicalizzazione dell’individualismo, dove le persone cercano spesso nell’altro il proprio “Io”, e portano avanti relazioni più per realizzare il proprio Sé che il rapporto con l’altro.

L’amore, quindi, diventa indispensabile per la propria realizzazione, ma al tempo stesso impossibile perché in questo tipo di rapporto non si cerca l’altro, ma la realizzazione di sé.

Nella relazione, oggi, ognuno può liberare quella parte del proprio Sé che non può esprimere nella società, regolata ora dalla razionalità della tecnica. Nell’età della tecnica efficienza e funzionalità sono le categorie dominanti.

L’uomo non è più visto come “soggetto”, perché è diventato “un funzionario di apparati tecnici”, che la società cerca di rendere adeguato alla “macchina”, rispetto alla quale si presenta come qualcosa di imperfetto.

L’intimità resta l’unico luogo dove gli individui possono esprimere le proprie esigenze più personali, l’unico luogo in cui possono allontanarsi dal regime della razionalità e immergersi in quello dell’irrazionalità. L’unico spazio rimasto per essere davvero se stessi.

Già Platone scriveva che l’amore è la più eccelsa e la più divina delle follie, perché l’amore non lo facciamo con la nostra parte razionale, ma con quella irrazionale. A questo proposito, Galimberti stabilisce che la ‘follia’ è quella parte inconscia di noi stessi che ‘amore’ tira fuori.

Nell’età della tecnica può avvenire, però, che l’amore si trasformi nella “sola risposta all’anonimato sociale e a quella radicale solitudine determinata, nell’età della tecnica, dalla frammentazione di tutti i legami”.

L’amore diventa in questo modo il “controaltare della realtà sociale, dove a nessuno è concesso di essere sé stesso perché ciascuno deve essere come l’apparato lo vuole”.

Ma quando l’intimità è cercata per sé e non per l’altro, la persona non esce dalla sua solitudine, né dalla sua impermeabilità, non si apre all’altro, resta un’identità chiusa.

La vera natura dell’amore è invece caratterizzata dalla “relazione all’altro”, dove i partner smettono di impersonare i ruoli sociali e, ricercando la propria autenticità, diventano qualcosa di diverso rispetto a ciò che erano prima della relazione, si trasformano a vicenda.

In questo modo, l’amore, contrapponendosi ad una vita che appare alienata, caratterizzata da un profondo individualismo, diventa la misura del senso della vita. L’amore diviene così trascendenza, eccedenza, ulteriorità, capace di aprire una ferita nell’identità protetta dell’individuo.

Nell’amore non dovrebbe esserci una ricerca di sé, ma dell’altro. L’altro che, “se non passa vicino a me come noi passiamo vicino ai muri, mi altera”. L’amore nasce nel caso in cui l’altro è in grado di spezzare la nostra autonomia, di alterare la nostra identità, squilibrandola nelle sue difese.

Amore è violazione dell’integrità dell’uomo”.

Amore (a-mors) è, come dice Norman Brown, “toglimento di morte”, invito alla vita. Anche lo stesso Freud a questo proposito ha parlato di Amore e Morte (Eros e Thanatos). La “pulsione di vita” è una tendenza all’aggregazione che agisce a livello biologico e psichico.

Ad essa si va a contrapporre la “pulsione di morte“, di distruzione, che è in grado di dirigersi verso l’esterno nella forma dell’aggressività, di ricondurre ciò che è vivente allo stato inorganico, 

Secondo Freud, Eros e Thanatos sono in lotta continua, ma è dall’azione congiunta e opposta di queste due pulsioni che scaturiscono i “fenomeni della vita”. Secondo Galimberti, la fusione di queste pulsioni accade, perché a differenza dell’ordine razionale dove l’amore è il contrario della distruttività, nell’inconscio i sentimenti sono ambivalenti.

In sintesi, la pulsione di vita, l’Eros, l’Amore, è questo che ci spinge a cambiare, a trasformarci, a vivere.

L’uomo è un animale sociale e viene trasformato da ogni tipo di relazione, di qualsiasi natura, ma è la relazione amorosa duale la forma più intima della socialità, è essa la macchina del cambiamento per eccellenza, quella che permette al nostro io di trasformarsi, di non essere più quello che eravamo prima.

Bibliografia

Brown, N., Life against Death (1959); tr. It. La vita contro la morte, il Saggiatore, Milano, 1973

Freud, S., Al di là del principio di piacere (1920), in Opere di Sigmund Freud (OSF) vol. 9. L’Io e l’Es e altri scritti 1917-1923, Torino, Bollati Boringhieri, 1986.

Galimberti, U., Le cose dell’amore, Feltrinelli, Milano, 2004

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Alessia Sebastianelli
Sono laureata in Psicologia Clinica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, con 110 e lode. Ho svolto la mia tesi di laurea magistrale presso una “Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza” (R.E.M.S.), all’interno della quale ho analizzato il primo colloquio clinico-forense. Nel 2015 ho svolto un tirocinio, e successivamente una collaborazione, presso una Struttura Residenziale Terapeutico-Riabilitativa, entrando per la priva volta in contatto con pazienti affetti da patologie psichiatriche. Nel 2017 ho intrapreso un’esperienza di formazione presso il “Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura” (SPDC) dell’“Azienda Ospedaliera Sant'Andrea” di Roma. Attualmente lavoro in ambito educativo, con la funzione di aiuto e sostegno a bambini con disturbi del neurosviluppo. Contatti: alessia1292@gmail.com

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