L’uomo e la natura che lo circonda sono da sempre in una stretta correlazione tra loro.

Questo legame, presente nella storia della cultura umana, è stato oggetto di grande interesse, studio ed osservazione, tanto nelle scienze quanto nella letteratura.

Nelle più svariate forme espressive, l’uomo ha sempre celebrato il suo legame con la natura: dalla mitologia greca alla filosofia, dalle opere dei latini alla letteratura romantica, dalla religione all’arte pittorica.

Questo legame, insomma, non è eliminabile, in quanto l’uomo è esso stesso un prodotto della natura.

Di preciso in cosa consiste questo legame?

L’esperienza di legame tra uomo e natura risiede:

1. Nel contatto, ossia nell’ immersione, nell’esposizione e nell’interazione con l’ambiente o elementi naturali.

2. Nella connessione, ossia nella percezione soggettiva di essere in connessione con il mondo naturale, come esperienza mentale ed emotiva.

Sono stati fatti moltissimi studi che hanno cercato di comprendere quali siano i benefici che l’individuo può trarre da un maggior contatto con la natura e come mai questo legame produca effetti positivi sulla nostra salute e benessere (Capaldi et al., 2015).

Sono state avanzate diverse teorie. Una delle più importanti è del biologo Edward O. Wilson ed è la Teoria della Biofilia, che è stata sostenuta da una serie di evidenze empiriche e di ricerche scientifiche successive (Ulrich, 1993).

Secondo questa teoria esiste una connessione evoluzionistica, cioè innata e biologica, tra l’uomo e la natura.

Tale connessione si manifesta in un interesse orientato e in una particolare attenzione degli individui nei confronti di tutto ciò che riguarda la vita, i suoi processi vitali e tutto ciò che ad essa è connesso.

La ragione di questo? Ai tempi della savana, ad una maggior capacità di connettersi con la natura, che si verifica nella competenza di comprenderla e di saper apprendere dall’esperienza, derivava una maggiore probabilità di sopravvivenza.

Il legame risulta quindi adattivo ed è, pertanto, il risultato della nostra evoluzione della specie. Siamo quindi biologicamente predisposti ad interessarci a tutto ciò che riguarda i processi naturali.

Questa evidenza, pertanto, si manifesta anche in una serie di fenomeni psicologici, che consistono in aspetti sia cognitivi che emotivi, tra cui la modificazione di processi attentivi e la sperimentazione di una vasta gamma di emozioni. Tale legame, come è stato messo in evidenza da svariati studi, è innato (Ulrich, 1993; Khan, 1997).

Una seconda importante teoria di stampo evoluzionistico è quella della Riduzione dello stress (Ulrich et al., 1991).

Secondo questa, l’esposizione ad alcuni ambienti naturali, che nella nostra storia evolutiva erano utili alla sopravvivenza ed al benessere, è in grado di elicitare nell’uomo delle risposte fisiologiche automatiche ed innate, che determinano un cambiamento psicologico, abbassando la percezione dello stress.

Quei luoghi che, nella nostra storia evolutiva, erano in grado di fornire protezione da possibili attacchi di altre specie animali, sono quindi stati associati a una condizione psicologica di benessere, nonché connessi ad un aumentato senso di sicurezza e alla diminuzione della percezione dello stress.

Ancora oggi, nei nostri geni, è inscritta questa correlazione tra determinati pattern naturalistici e risposte psicologiche: ecco perché anche l’uomo moderno trae beneficio nel contatto con la natura.

In che modo lo stress viene ridotto? Quando siamo esposti alla natura, vi sono una serie di risposte automatiche nel corpo, tra cui:

  • l’abbassamento della pressione sanguigna;
  • il rallentamento del battito cardiaco, che causa una respirazione più lunga e a sua volta produce una migliore ossigenazione;
  • un cambiamento del livello di ormoni nel sangue, tra cui primariamente l’abbassamento del cortisolo, l’ormone deputato agli stati di stress (Bowler et al., 2010).

Quali e quanti sono, quindi, i benefici psicologici evidenziati dalle ricerche scientifiche?

1. Riduzione dello stress.
Quando ci sentiamo sotto pressione, l’ambiente naturale può ridurre la pesantezza degli stati mentali di tensione, preoccupazione e ansia. La nostra stessa storia evolutiva viene quindi in aiuto anche all’uomo contemporaneo: l’ambiente naturale induce delle risposte fisiologiche precise, a cui seguono cambiamenti psicologici.

2. Aumento della “vitalità“, ossia della quota di energie psico-fisiche di cui disponiamo.
Il contatto con la natura è dimostrato essere efficace per produrre un aumento nella percezione di risorse energetiche psico-fisiche disponibili, facendoci sentire meno affaticati.

In un certo senso, la natura riesce a ricaricarci le pile a seguito dell’esaurimento delle energie. Questo si verifica nella sensazione di essere ristorati e rigenerati dopo esperienze di immersione ed attività all’aria aperta.

3. Miglioramento di alcuni processi cognitivi.
In particolare aumentano le prestazioni mnemoniche, sono favoriti i processi creativi, diminuiscono disattenzione ed iperattività nei bambini, possono esserci migliori prestazioni scolastiche.

4. Aumento della salute mentale.
Il contatto con la natura è in grado di generare molteplici benefici responsabili del nostro benessere, tra cui:

  • l’aumento di autostima (Barton & Pretty, 2010);
  • la sperimentazione di un maggior numero di emozioni positive e di soddisfazione, associate ad un abbassamento di emozioni negative (Diener, 2009);
  • un miglioramento nel tono dell’umore (Berman et al., 2012).

Tutti questi elementi contribuiscono a migliorare il livello globale di salute negli individui.

Un’altra conseguenza pratica di queste evidenze si manifesta nell’esperienza, che accomuna molti, di trarre un grande conforto anche soltanto nell’ascoltare audio in cui sono riprodotti i suoni della natura. Come ad esempio il canto degli uccelli, il vento tra le fronde, il suono della pioggia, lo scroscio di un corso d’acqua (sotto troverete dei link con alcuni esempi).

Quanti di noi, nei momenti di stress, sentono il bisogno di farsi una passeggiata nel parco per schiarirsi le idee e scaricare la tensione?
E quanti, invece, ascoltano i suoni naturali della foresta per facilitare il sonno?

La spiegazione di questi fenomeni risiede proprio nella nostra evoluzione filogenetica.

Ma in che modo questo, ci può interessare nella vita quotidiana?

Questi elementi mettono in evidenza che riuscire a ritagliarsi degli spazi, nelle nostre vite frenetiche, per fare un’esperienza di contatto con la natura, anche nei modi più fantasiosi, può aumentare significativamente il nostro benessere globale.

La natura, in tutte le sue manifestazioni, continua ad avere un effetto psicologico straordinario su di noi.

Come fare per chi vive in ambienti urbani?
Anche esperienze relativamente brevi di contatto con la natura, ad esempio attraverso delle passeggiate al parco, possono produrre cambiamenti importanti sul nostro benessere (Mayer et al., 2009; Nisbet & Zelenski, 2011).

In Giappone, sono stati verificati importanti effetti benefici a seguito della pratica di Shinrin-yoku, che significa letteralmente “bagno nella foresta” e consiste in un’esperienza di immersione nella natura (Morita et al., 2006).

La fuga verso il verde per chi abita in città, nel weekend, può quindi avere un risvolto estremamente positivo per il nostro benessere ed anche la sola presenza di aree verdi e parchi vicini alle nostre abitazioni possono fare la differenza (White et al., 2019).

Questi aspetti non vanno assolutamente sottovalutati e può essere una considerazione importante per chi lavora tutta la settimana chiuso in ufficio: anche una piccola buona pratica che diviene un’abitudine, può avere ricadute sul nostro benessere globale.

Non è un caso che all’interno degli ospedali e delle strutture residenziali, sia per la riabilitazione fisica che per quella mentale, siano presenti ampi giardini ed elementi naturali d’interno

Numerosi studi, infatti, si sono occupati di verificare gli effetti che la presenza di piante e verde, all’interno dei contesti ospedalieri di ricovero, possono generare sullo stato psico-fisiologico dei pazienti ricoverati.

In una review di studi empirici (Whear et al., 2014) sono stati osservati gli effetti positivi del verde sul benessere di pazienti aventi demenza, ricoverati in strutture residenziali.

In una pubblicazione di M. Ali Khan (2016), invece, vengono riportate una serie di ricerche che si sono occupate della correlazione tra un’atmosfera più green nei reparti di ricovero e la ripresa sia fisica che psicologica dei pazienti.

In particolare, nel paper si riportano i risultati incoraggianti di uno studio empirico che ha esaminato la correlazione tra elementi naturali nell’ambiente ospedaliero e una serie di misurazioni sia fisiologiche (tra cui battito cardiaco, respirazione, pressione sanguigna) e sia psicologiche (percezione e tolleranza del dolore, livelli di stress, comportamento) dei pazienti ricoverati.

In questa ricerca viene messo in evidenza la valore terapeutico della natura in qualità di facilitatore dei processi di recovery dei pazienti.   

I risultati di questa e di altre ricerche hanno messo in luce quanto la presenza di un ambiente naturale possa costituire un valido alleato nel processo di cura, tanto fisica quanto mentale

In particolare può migliorare la salute psicologica abbassando il livello di stress associato a stati d’ansia e depressione; interviene nel migliorare la risposta emotiva dei pazienti, aumentando le emozioni positive ed, infine, può produrre un impatto sulla capacità di guarigione dell’organismo, che risulta più rapida (Chang & Chen 2005; Ulrich et al. 2003, Lewis, 2004)

“A green atmosphere and interaction with nature (plants and flowers) can considerably improve the human senses and sanity by decreasing the stress associated with anxiety, depression, neurotic impairment, and other psychologic symptoms. […] These findings confirm the therapeutic value of horticultural activities, particularly in surgical patients in a stressed hospital setting.”

Il contatto con la natura è, quindi, di grande beneficio per l’uomo. Questo è vero anche per chi coltiva piante nell’ambiente domestico e si dedica alle attività di giardinaggio “indoor”.

Per tante persone, infatti, prendersi cura delle proprie piante costituisce un piccolo spazio di benessere, in cui -inavvertitamente- ci si prende cura anche di sé stessi.

Link:

Suoni della foresta:
https://www.youtube.com/watch?v=xNN7iTA57jM
https://www.youtube.com/watch?v=3TNK916Pjto

Suoni naturali con un corso d’acqua
https://www.youtube.com/watch?v=pPrO2jlay40

Suoni della foresta durante la pioggia
https://www.youtube.com/watch?v=8myYyMg1fFE

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Cristina Paschina
Sono Psicologa Clinica ed esercito la professione come libera professionista. Per via del mio grande interesse nei confronti delle tecniche di rilassamento e della psicofisiologia, ho conseguito un Master in Training Autogeno e tecniche di visualizzazione. Presso il Consultorio Familiare dell'Ospedale Niguarda svolgo percorsi di consultazione e di supporto psicologico. Mi occupo di consultazioni e di interventi psicologici rivolti ad Adulti e Adolescenti. La mia passione per la divulgazione scientifica e la ricerca mi ha portato ad una collaborazione con il Centro Milanese di Psicanalisi in uno studio longitudinale. Ricevo privatamente a Milano, ma svolgo anche percorsi online a distanza. Per contattarmi: cristinapaschina@gmail.com

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