Zone rosse, zone arancio rinforzato, varianti, piano vaccini, scuole chiuse…Tutte queste priorità hanno cambiato radicalmente le nostre abitudini e l’organizzazione delle nostre giornate.  

Lo sport giovanile, in particolare lo sport di squadra e di contatto, costituisce una delle aree sociali più dimenticate (e colpite) a seguito dell’attuale pandemia. Sono molte le società sportive che da Marzo 2020 hanno sospeso e/o ridotto le loro attività e sono centinaia di migliaia i bambini e ragazzi che da più di un anno non usufruiscono di una sana, strutturata e competitiva pratica sportiva.

Ma quali sono le aree di interesse psicologico legate alla pratica sportiva? Perché è importante che i giovani riprendano al più presto le loro attività?

Dalle Satire di Giovenale, autore di epoca romana, ricaviamo l’espressione “mens sana in corpore sano”. Questa famosa citazione, di quasi 2000 anni, risulta decisamente ancora valida e attuale.

Oltre ai benefici fisici legati all’attività sportiva, sono ormai diversi gli studi scientifici che associano la pratica sportiva al benessere psicologico.

Nella review di Leuenberger (2006) viene affrontato il tema di come nel nostro cervello durante l’attività sportiva vengano prodotte endorfine, che sono legate a una potente attività eccitante ed analgesica. Queste sostanze contribuiscono a far sentire le persone di buon umore, aiutano a ridurre stress, ansia e sensazione di fame. A tal proposito, si è visto che bastano dieci minuti di intensa attività sportiva per osservare un aumento del rilascio di endorfine per circa un’ora (Cashmore, 2008).

La pratica sportiva, inoltre, è associata a diversi effetti positivi sul piano psicologico. Essa è fortemente legata al concetto di autoefficacia (Feltz et al., 2008), di autostima (Slutzky & Simpkins, 2009), di regolazione emotiva (Wagstaff, 2014), di sana aggregazione sociale (Allen, 2003) e di motivazione (Pelletier et al., 2013). Per quanto riguarda lo sport di squadra risultano importanti concetti come il senso di appartenenza, la collaborazione, il rispetto delle regole e il senso di responsabilità.

Per i bambini può essere importante, durante il loro percorso di crescita, acquisire competenze pratiche e sociali all’interno di un contesto protetto e ludico. La pratica sportiva può costituire un modo per vivere la socialità attraverso il contatto fisico e il confronto tra pari, ma anche per apprendere l’importanza di avere delle regole e di rispettarle.

Si tratta di opportunità attraverso cui i giovanissimi imparano a lavorare sulla loro autostima, sviluppando un crescente senso di autoefficacia, potendo osservare direttamente i risultati dei loro allenamenti.

Attraverso lo sport i bambini imparano a cooperare per il raggiungimento di un obiettivo collettivo e si abituano a confrontarsi con i propri compagni, ma anche con membri di gruppi esterni. Se si parla di esperienza sportiva, risulta centrale il concetto di regolazione emotiva: pensiamo all’euforia per un risultato positivo, alla frustrazione o la rabbia per aver commesso degli errori o all’ansia prima di una sfida importante.

Queste emozioni sono le stesse che ogni persona esperisce in ogni contesto di vita, professionale o privato, e che possono essere meglio comprese e gestite da un bambino o ragazzo attraverso la pratica sportiva.

Lo sport, dunque, è un’importante palestra di vita. Lo era prima del Covid-19 e lo diventa ancora di più oggi dopo tanti mesi di fermo sociale.

Si tratta di un tema fondamentale che riguarda la tenera età, ma anche la fase della pre-adolescenza e adolescenza. I bambini che frequentano la scuola dell’infanzia e la scuola primaria si trovano, oggi, privati del contatto fisico e del gioco collettivo come modalità di apprendimento sociale. È soprattutto a quest’età che i bambini sperimentano i concetti sopra esposti e questa privazione può costituire per loro una forte perdita.

Per quanto riguarda gli adolescenti, la questione assume connotati differenti. Si tratta infatti di una fase dello sviluppo in cui la socialità e il confronto con il gruppo dei pari costituiscono degli elementi molto importanti per il completamento dell’identità personale.

La didattica a distanza per quanto permetta all’istituzione scolastica di portare avanti i contenuti delle diverse materie di studio, non è in grado di sostituire l’importante funzione sociale della scuola.

L’assenza della pratica sportiva e di tutti i benefici connessi ad essa genera un ulteriore danno ai ragazzi, già provati dal clima di incertezza che stiamo vivendo.

Questi importanti cambiamenti potrebbero influire, in particolare, su tutti quegli aspetti legati alla crescita della propria autostima, del senso di autoefficacia, del controllo del proprio corpo e delle proprie azioni, fondamentali nel processo di identificazione.

Un ulteriore rischio legato alla lunga sospensione di numerose attività sportive è il drop out, ossia l’abbandono dell’attività sportiva da parte di sempre più giovani. L’analisi dei dati Istat pre-Covid, evidenzia che circa il 34% della popolazione pratica sport (40% dei maschi e 27% delle femmine): questi numeri fanno classificare l’Italia tra i fanalini di coda in Europa.

In un Paese dove la cultura sportiva non è così diffusa e dove i benefici psicologici non sono molto conosciuti e riconosciuti, il rischio di “perdere” tanti ragazzi “indecisi” si fa decisamente maggiore.

Come affermato in un comunicato del 30 ottobre 2020 dei Presidenti dell’Area Nord LND (Lega Nazionale Dilettanti), “l’attività sportiva, giovanile e dilettantistica, svolta in sicurezza deve essere considerata una esigenza vitale per i giovani e un formidabile, insostituibile strumento formativo per le attuali e per le future generazioni”.

BIBLIOGRAFIA

Allen, J. B. (2003). Social motivation in youth sport. Journal of sport and exercise psychology, 25(4), 551-567.

Cashmore, E. (2008). Sport and exercise psychology: The key concepts. Routledge.

Feltz, D. L., Short, S. E., & Sullivan, P. J. (2008). Self-efficacy in sport. Human Kinetics.

Leuenberger, A. (2006). Endorphins, exercise, and addictions: a review of exercise dependence. The Premier Journal for Undergraduate Publications in the Neurosciences, 3, 1-9.

Pelletier, L. G., Rocchi, M. A., Vallerand, R. J., Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2013). Validation of the revised sport motivation scale (SMS-II). Psychology of sport and exercise, 14(3), 329-341.

Slutzky, C. B., & Simpkins, S. D. (2009). The link between children’s sport participation and self-esteem: Exploring the mediating role of sport self-concept. Psychology of Sport and Exercise, 10(3), 381-389.

Wagstaff, C. R. (2014). Emotion regulation and sport performance. Journal of Sport and Exercise Psychology, 36(4), 401-412.

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Tommaso Centrone
Sono laureato in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia in Bicocca, ho conseguito un Master in Psicologia dello Sport, e sono istruttore minibasket presso le società Basket Cernusco e Centro Schuster. Ho sostenuto l’Esame di Stato e sono in attesa dell’iscrizione all’Albo. Collaboro, come esperto sportivo, con i Consultori Familiari della Fondazione Centro per la Famiglia Carlo Maria Martini per il progetto scolastico Sporting Skills, progetto che utilizza lo sport come metafora, e l’attività fisica come veicolo di lavoro sulle Life Skills. Collaboro con la dott.ssa Sara Bordo per la realizzazione dell’app Perform Up, applicazione di mental training per giocatori di tennis e di golf. Il mio obiettivo, a breve termine, è iniziare a lavorare sul campo come psicologo dello sport. Contatto: tommaso.centrone@yahoo.it

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