“Dobbiamo autorizzarci allo stupore.

Dobbiamo vivere senza speranza.

Questa sera avrei voluto dirti qualcosa di eterno

avrei voluto comparirti accanto

ma è troppo difficile per me che in queste cose

So solo guardarti con occhi 

aperti come una ferita.

Perché io con te vorrei sopprimere

La paura di essere solo un fenomeno chimico”*

Ha debuttato ieri, il 7 settembre 2021, al teatro Franco Parenti di Milano, il monologo di Viola Marietti “ALDST: al limite dello sputtanamento totale”. Viola, classe 1992, si è formata al Piccolo Teatro di Milano, diplomandosi nel 2017. Ha proseguito la sua carriera partecipando a diverse rassegne teatrali, tra cui le stagioni 2019 e 2021 del teatro Greco di Siracusa, per cui ha ricevuto il premio “Enrico di Luciano” come miglior interprete emergente. Ha inoltre lavorato come regista e interprete nello spettacolo “Amore”, vincitore del bando under 25 di Teatro Studio Uno e Progetto Goldstein.

In “ALDST: al limite dello sputtanamento totale”, in scena si trova una giovane artista, Viola appunto, in un momento di crinale, di passaggio, fra la posizione dell’adolescente e l’inizio di una vita adulta. Questo passaggio però fatica a prendere piede, fatica a trovare ancore cui agganciarsi, per cui prospettive future, relazioni e impegni lavorativi non riescono a concretizzarsi in una forma.

Il contesto all’interno del quale ha luogo ALDS è dunque quello di un momento di stasi, di stallo, di crisi. In questa impossibilità di dare inizio ad un movimento, di dare forma a possibilità di vita, si generano però delle ebollizioni di pensiero. Ad una cristallizzazione sul piano della realtà si contrappone quindi un movimento caotico ed errante sul piano dell’immaginazione.

Due piani però solo apparentemente in contrapposizione, perché i pensieri di Viola creano come piccole circonvoluzioni all’interno di una stessa traiettoria circolare che la tiene invece ferma sul posto. Come le piroette di una  ballerina.

Viola è quindi in un concitato dialogo con se stessa, che prende la forma di ricordi e paure; che assume l’ombra di incontri passati; che prende in prestito voci e parole di amanti, familiari, amici, medici; che incarna il volto di Viole passate e future.

Da un punto di vista psicologico e sociale, lo spettacolo mette in scena in maniera paradigmatica, pungente, ironica e drammatica allo stesso tempo, le difficoltà di una generazione, quella dei Millennial – o comunque le difficoltà psico-sociali iniziate negli anni ’90, gli anni di nascita della generazione dei Millennial appunto- ad uscire da uno stato adolescenziale per entrare nell’età adulta. Ad uscire da una posizione di indeterminatezza, di preparazione, di studio, per  andare invece verso l’acquisizione di una forma definita.

Una caratteristica del discorso sociale contemporaneo è stata quella di assumere l’adolescenza democraticamente come modalità d’essere universale, e cioè come posizione di eterno presente, immune ad una storicizzazione.

Etimologicamente il termine adolescenza indicherebbe invece una fase di preparazione, di crescita, o più letteralmente di nutrimento al fine di una crescita successiva. L’adolescenza sarebbe quindi un ponte, e non un fine.

Mantenersi in una posizione adolescenziale ha sicuramente il vantaggio di tenere anche in auge uno spazio di possibilità potenziali molto vasto. In questo spazio non esistono distanze generazionali, i limiti sono sfocati e vi è possibilità di infiniti movimenti, ma in questa possibilità di infiniti movimenti si rimane fermi. “Una larva che larveggia”, ha detto qualcuno, ma che non diventerà affatto farfalla, che piuttosto diventerà un’altra larva.

Nel suo monologo, Viola esprime questa paura e insieme consapevolezza molto chiaramente, sa che non si sveglierà magicamente a quarant’anni con la patente e finalmente risolta, non sarà “affatto – tutto d’un tratto- adulta”, non accadrà un evento magico esterno che in maniera fisiologica e per vita propria la porti a non essere più  “inesorabilmente se stessa”, e cioè ferma.

Il rischio quindi di mantenersi coscientemente in una posizione adolescenziale o di assumerla come destino è quello di scadere nell’inconcludenza. Allo stesso tempo, le ebollizioni ideative che si creano in ogni momento di stasi, in ogni momento adolescenziale nell’arco della vita, possono essere motore creativo, fonte di cambiamento.

In un certo senso, si può dire che ogni cambiamento, ogni analisi, ogni confronto con il proprio desiderio richiami qualcosa della nostra adolescenza, anche in età adulta. E allora se fare dell’adolescenza destino porta ad una stasi, utilizzarla come ponte può avere invece un forte potere generativo.

Nello spettacolo ALDST, il momento generativo viene solo accennato: ne vediamo l’inizio, la sua profezia. Succede l’arrivo della primavera, succede che qualcosa “si smolla”; succede una rinascita forse non in farfalla, ma in qualcosa d’altro sicuramente.

Ma al di là del contenuto di ciò che è stato messo in scena e rappresentato, è l’esistenza stessa di questo spettacolo testimonianza ed esempio diretto di moto generativo. La messa in scena del magma in ebollizione che ha preceduto lo spettacolo e che in esso è rappresentato, è anche e allo stesso tempo la trasformazione di questo magma in atto creativo. L’operazione di creare una rappresentazione delle difficoltà esperite è già una torsione delle stesse, un movimento sul piano orizzontale che sposta la ballerina dalla sua precedente piroetta sul posto.

Referenze

*da Viola Marietti (2021). ALDST: al limite dello sputtanamento totale. Teatro Franco Parenti di Milano. Milano.

Recalcati M. (2014). Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre. Feltrinelli. Milano.

Panico A. (2021). Batman ha paura dei pipistrelli. L’adolescenza come metafora della psicoanalisi. Pagina Otto. Trento.

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Sofia Sacchetti
Sono psicologa abilitata in Lombardia, ed esercito la professione come libero professionista. Mi sono laureata in Psicologia Clinica a Pavia e in Research applied to Psychopathology presso l’Università di Maastricht, unendo nella mia formazione l’amore per la pratica clinica e la spinta verso la ricerca. La mia principale area di studio sono i disordini alimentari, tematica che ho incontrato e approfondito in tesi magistrale, sotto la guida del professor Massimo Recalcati, e durante diversi tirocini: in Olanda, con il team di Anita Jansen, e a Londra presso l’unità psicoanalitica di Peter Fonagy. Attualmente mi sto specializzando come psicoterapeuta a stampo psicoanalitico, e sto portando avanti un dottorato di ricerca sul tema della percezione del corpo nei disordini alimentari. Mi occupo di consultazioni e di interventi psicologici rivolti ad Adulti e Adolescenti. Negli ultimi anni ho svolto percorsi di supporto psicologico presso il consultorio del Women Health Information and Support Centre, e presso una Struttura Residenziale Psichiatrica Terapeutico-Riabilitativa. Ricevo privatamente a Milano, ma svolgo anche percorsi online a distanza. Per contattarmi: v.s.sacchetti@gmail.com

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